Associazione Claudio Gora ©

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Elisabetta & Limone

di J. R. Wilcock

Regia e spazio scenico Sergio Sivori
Con Cristina Giordana, Carlo Cosolo



Story

E’ stato detto che in Wilcock si trovano uniti il messaggio astratto e allucinato di Borges ( come lui argentino di origine anglosassone) con una sorta di intelligenza pura di matrice neoilluministica. Ma in “ Elisabetta e Limone a prevalere sul senso tutto “borgesiano” del mistero è un solido aggancio al concreto, con meno rigore stilistico e maggiore liricità espressionistica. Di questo testo è possibile cogliere la capacità fluida e continua, quotidiana di trasformare la riflessione sul fatto di cronaca in ipotesi addirittura metafisica. La scrittura di Wilcock vive particolarmente di immaginazione, la cui natura è determinata innanzitutto dalla parola in grado di offrire non tanto significati quanto segni. Il tutto arricchito da un istinto metafisico della vita , per cui ogni personaggio è come se non esistesse in sé fisicamente ma unicamente per i vari momenti del suo definirsi. Di Elisabetta e Limone è possibile soltanto tracciare l’itinerario generale, che è fatto di pensose considerazioni sulla nascita e sulla morte degli individui, sul loro fragile e provvisorio trascorrere in questo mondo, sulla loro ostinata e complessa difesa e offesa di se stessi e degli altri. In questo teatro i personaggi vivono abbarbicati gli uni agli altri, ombre di un’azione che tende a costringerli in un’unica fuga che è anche la sola prospettiva rimasta.Una dimensione come quella offerta dal teatro di Wilcock non ha referenti sul palcoscenico italiano del dopoguerra, ed è da valutare – al di là del valore estetico di cui e portatore – come testimonianza autenticamente sperimentale di una scrittura drammaturgia che mescola e centrifuga squarci di alta eloquenza e brandelli immaginifici di parole con l’amalgama di una continua tensione verso la lirica.

Rassegna Stampa - Scarica la versione

LA REPUBBLICA
mercoledì 21 gennaio 2004
OROLOGIO
Elisabetta e Limone
Strano principe azzurro
Rispunta all’Orologio il nome di J. Rodolfo Wilcock, anglo – argentino amico di Borges e Bio Casares, trapiantato a Roma negli anni Cinquanta e scomparso nel ’79. Scrittore, poeta e saggista poliedrico, Wilcock amava la cultura come raffinato gioco intellettuale. Sul “Mondo” di Pannunzio scrisse con lo pseudonimo di Matteo Campanari cronache di spettacoli teatrali mai visti, inventati di sana pianta. Di questa fantasiosa attitudine al gioco, alla fuga della prigione della realtà profuma anche lo strano menage di “Elisabetta e Limone” , ambientato dal regista Sergio Sivori in una cantina pinteriana tappezzata di quotidiani, con un guardaroba di abiti femminili appesi al soffitto.
E’ la casa – tomba dove si è autoreclusa Elisabetta in attesa di un principe azzurro che finalmente arriva e ha le rudi fattezze di Limone, un evaso dal carcere prontamente catturato e legato con una catena al lettino verginale. Dal fatto di cronaca alla favola, una rivisitazione con dialoghi surreali e poetici de “ La Bella e la Bestia”, il passo è breve. Anche per la lunatica perfidia di Cristina Giordana e la corposa tenerezza di Carlo Cosolo.
Nico Garrone


 Il giornale d’Italia

Al teatro dll’Orologio Cristina Giordana protagonista di una commedia di wilcock

Umanità crudele

 

Un autore importante Wilcock, amico di borges e Bioy Casares, cittadino italiano nel 1979 su decreto del Capo dello Stato, giornalista e saggista. In questi giorni Cristina Giordana( figlia d’arte e sorella di andrea giordana) è in scena insieme a Carlo Cosolo al teatro dell’Orologio con “Elisabetta e Limone” , uno dei testi teatrali più riusciti di wilcock, con la regia di Sergio Sivori. L’abbiamo intervistata per saperne di più.

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

- La nostra Associazione, intitolata a Claudio Gora, ricerca testi nuovi o di autori purtroppo dimenticati, cerca nuovi linguaggi, sperando di lasciare nello spettatore la voglia di farsi delle domande, l’emozione sulla pelle è fondamentale per le nostre scelte. Dopo due spettacoli di grosso spessore sociale come “ L’ultimo giorno” da Victor Hugo e “ Amen” da Federico De Roberto, ambedue riscritti e diretti da Sergio Sivori, il nostro progetto che si chiama”i teatri della crudeltà” si conclude appunto con “Elisabetta e Limone”.

Puoi parlarci di questo testo?
       -       “ Si parla di crudeltà sociale e umana, con l’isolamento di questi personaggi in un mondo assoluto e fantastico,                                 
                  il mondo di Elisabetta. Si tratta di un testo delizioso, leggero e poetico, che con grande semplicità tocca temi      come la vita, la morte e l’emarginazione”.

Come si svolge la vicenda?

- “ Un uomo, vittima delle circostanze, evade da un carcere e casualmente finisce in una casa, che solo all’apparenza sembra disabitata, addormentandosi sul letto di Elisabetta, che ne approfitta per incatenarlo. Dal risveglio di Limone (interpretato da Carlo Cosolo) inizia una convivenza al limite del paradossale, nella quale alla fine troveranno un motivo per restare insieme”.

Che tipo di personaggio è il tuo?

- “Elisabetta è un personaggio molto complesso, ai limiti della follia, piena di sfumature, un concentrato di emozioni, con repentini cambi d’umore. Ho amato subito questo personaggio dalla prima lettura, perché rappresenta quel mondo femminile pulito, poetico e filosofico, lontano dai compromessi, che sono la rovina del genere umano, genialmente descritto da wilcock”.

Come scegli i personaggi che interpreti?
- “ Di solito non scelgo il personaggio ma il progetto, insieme a Sergio Sivori. Ho la massima fiducia nel suo   modo di vedere le cose, quello che mi interessa è lo spettacolo, la riuscita del progetto, anche se non con una parte da protagonista”.
Qual è il teatro che preferisci?

- “ Non di certo quello che in realtà è intrattenimento di stampo televisivo. Amo il vero teatro, quello che ti dà forti emozioni (positive o negative), che provoca in te degli interrogativi, quello dove l’uomo con tutte le sue contraddizioni è il centro della vicenda”.

Come giudichi il teatro attuale in Italia?
“ Il teatro è in crisi perché negli ultimi anni ha perso il ruolo di profondo scrutatore dell’animo umano, appiattendosi ad una specie di succursale televisiva”.
Gianluca Verlezza


Corriere Laziale
23 gennaio 2003
“Elisabetta e Limone”: torna il teatro di wilcock
Fino al 25 gennaio il Teatro dell’Orologio ospita, per la regia di Sergio Sivori, il testo di Rodolfo Wilcock, un autore vicino al teatro dell’assurdo di Beckett e Ionesco.
Al Teatro dell’Orologio di Roma, dal 6 al 25 gennaio, Sergio Sivori porta in scena “Elisabetta e Limone” , testo emblematico di J. Rodolfo Wilcock. Dopo colpevoli assenze, Wilcock torna a teatro in Italia, con la sua dimensione particolare che unisce messaggi astratti e allucinati ad un’intelligenza pura e scaltra. Wilcock , argentina di origine anglosassone, da sempre fortemente legato al nostro paese, nel 1955 decise di trasferirsi proprio a Roma, dove iniziò a scrivere articoli vari, saggi, racconti e poesie in italiano che lui stesso definì “ la lingua che come scrittore europeo ho scelto perché più somiglia al latino”. Uno scrittore, un poeta, amico di Silvana Ocampo, Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis Borges. “Borges – scrive Wilcock – è il genio totale, ozioso e pigro e questi tre nomi, queste tre persone furono la costellazione e la trinità dalla cui gravitazione trassi quella leggera tendenza, che si può avvertire nella mia vita e nelle mie opere, a innalzarmi, sia pur modestamente, al di sopra del mio grigio, umano livello originario.
Elisabetta e Limone, Cristina Giordana e Carlo Cosolo, protagonisti unici sul palco, dal loro incontro casuale ritrovano se stessi e si riconoscono come di fronte ad uno specchio deformante. Lo spazio scenico, curato dallo stesso regista Sergio Sivori, con un solo letto al centro e tanti abiti appesi al soffitto, accoglie due personaggi che è come non esistessero fisicamente, ma unicamente per i vari momenti del loro definirsi. Così la camera da letto di lei è, nei diversi momenti, il solo modo di passare ad una dimensione astratta ad una più concreta e viceversa. Lo spettacolo teatrale messo in scena al teatro dell’ orologio, dura meno di un’ora: sul palco nasce una storia d’amore, un gioco strategico, una seduzione bizzarra che si legano tra loro attraverso un montaggio fatto di luce e brevi spazi di buio e musica. Di “Elisabetta e Limone”  è  possibile soltanto tracciare l’itinerario generale, che è fatto di considerazioni sugli esseri umani, di difese e accuse, di passaggi ostinati da un punto di vista a un altro. “ In questo teatro – dice Sergio Sivori – i personaggi vivono abbarbicati gli uni agli altri, ombre di un’ azione che tende a costringerli in un’unica fuga che è anche la sola prospettiva rimasta”.
Di Wilcock, come scrive Roberto Calasso, è bello apprezzare “ la totale assenza di perbenismo intellettuale, l’ironia in agguato dietro ogni sillaba, l’insofferenza per ogni sorta di frasi di circostanza dello spirito. Quella eccentrica e solida saggezza e quella ammirevole autosufficienza che sono nel fondo di Wilcock”.
A questo spettacolo il grande merito di proporre un autore al quale ancora pochi hanno deciso di avvicinarsi, un’isola verso la quale è difficile naufragare, un linguaggio immaginifico la cui natura è determinata innanzitutto dalla parola, in grado di offrire, non tanto significati, quanto segni.
 Martina Savastano


AVANTI
Lunedì 2 febbraio 2004


L’amore secondo Wilcock tra follia e normalità
Elisabetta e Limone” conquista la platea dell’Orologio
ROMA_ J. Rodolfo Wilcock è stato autore con una vita vissuta tra America ed Europa ed in particolare in Argentina e in Italia, dove ebbe la cittadinanza italiana solo dopo la morte nel 1979, con un decreto del Presidente della Repubblica. Scrittore amico di Borges, collaboratore del “Mondo” di annunzio, sospeso tra espressionismo e fantastico, vicino al teatro dell’assurdo di beckett e Ionesco, Wilcock  ha una scrittura che vive particolarmente di immaginazione. In “Elisabetta e Limone” , andato in scena al teatro dell’Orologio, è possibile è possibile soltanto tracciare l’itinerario principaledel commediografo, che è fatto di pensose considerazioni sulla nascita e sulla morte degli individui, sul loro fragile e provvisorio trascorrere in questo mondo, sulla loro ostinata e complessa difesa e offesa di se stessi e degli altri. In questo teatro i personaggi vivono attaccati gli uni agli altri, ombre di una fuga che è anche la sola prospettiva rimasta. Elisabetta, interpretata da Cristina Giordana, è una donna introversa e ipersensibile: confeziona vestitini per i topini della sua casa, che chiama “la tomba”, riscaldandosi con il legno dei vecchi mobili della sorella, pur di non uscire nel mondo dei ”vivi”. Limone, (Carlo Cosolo), è un evaso, capitato durante la fuga nella casa di Elisabetta. Lei lo incatena al letto più per attaccarsi a lui e non lasciarlo fuggire , che per sicurezza. Una storia di due solitudini che cercano di incontrarsi . Una storia d’amore sui generis , o la strana storia di una fantasiosa seduzione. Due personaggi che alimentano la loro vita, affrontando il loro approccio attraverso una chiave che risulta avere una costante dimensione involontariamente comica. Lo spazio scenico, inizialmente la più banale delle stanze, un po’ sporca e sdrucita, si trasforma in seguito, passando da una dimensione banalmente realistica ad un’area astratta e surreale.
Donatella Veneziani


IL TEMPO
giovedì 22 gennaio 2004
Riscoperti i paradossi di Wilcock
QUANTI di noi si sentono protetti nelle proprie case? Dopo aver letto pagine sanguinolente di cronaca nera la paura personale cresce, sino a raggiungere, in alcuni casi limite, livelli a dir poco catastrofici. È quanto accade in «Elisabetta & Limone», testo firmato dal poeta argentino — ma in seguito italianizzato — J. Rodolfo Wilcock, che in questi giorni il regista Sergio Sivori ripropone al teatro dell’Orologio. Oggi scopriamo un Sivori che ama divertirsi e divertire il suo pubblico, chiamando nuovamente sul palco Cristina Giordana (partner di vita e di lavoro). Rispettosa del testo e delle atmosfere fantastico/surreali presenti, la regia riesce a umanizzare in chiave tragicomica due tipologie sociali alquanto familiari, sebbene non proprio attuali: quella della donna sola (chiusa in casa al riparo da tutto e tutti ma che in realtà è alla ricerca costante di «compagnia») e quella del presunto «fuorilegge», qui interpretato da Limone (un assai convincente Carlo Cosolo), un evaso alquanto imbranato che cerca accidentalmente riparo nella camera da letto di Elisabetta. Sullo sfondo della scena si erge lo spettro enigmatico della repubblica che dovrebbe tutelare la «proprietà privata» e che per questo la folleggiante — ma allo stesso tempo ingenua — Elisabetta tira spesso in causa, dopo aver legato al letto, con una catena, il povero Limone. Le immagini macabre e allucinatamente nichiliste di Wilcock, trasformano la casa di Elisabetta in una tomba, confortevole come le tombe/albergo di tutte le altre persone. Magari in compagnia di un malintenzionato, alla quale tuttavia la donna (specie di «Alice nel mondo dell’Orribile») si affeziona, finendo addirittura col liberarlo. Divertente e allo stesso tempo irriverente questa messa in scena, che nel suo cinismo mascherato di ironia vaneggia sul senso della vita e della morte, mettendo tuttavia in primo piano il problema della solitudine, fin troppo comune ai giorni nostri. Suggestiva la scenografia e la scelta musicale (brani in vinile anni ’20), curate dallo stesso Sivori.
Teatro dell’Orologio - di GIANLUCA ATTANASIO



IL TEMPO

martedì 13 gennaio 2004

IL REGISTA Sergio Sivori vuole far riemergere da un ingiustificato oblio l'autore argentino Rodolfo J. Wilcock, vicino alla drammaturgia dell'assurdo e attivo in Italia come critico teatrale de «Il Mondo» di Pannunzio, presentando al Teatro dell'Orologio l'emblematico «Elisabetta & Limone», incarnato da Cristina Giordana e Carlo Cosolo.
Amico di Borges e di Bioy Casares, l'originale artista vissuto fra America ed Europa e diventato cittadino italiano nel 1979, a un anno dalla sua scomparsa, contamina le atmosfere sospese e paradossali dei connazionali con l'osservazione razionale della realtà. Lo spettacolo non consente quindi di isolare un tracciato cronologico preciso, ma si dipana inseguendo una meditazione sulla nascita e sulla morte degli individui, affrontando il tema della loro permanenza effimera sulla terra e verificando le possibilità di relazione interpersonale e di tutela della propria intimità.
Ter. Spu.


CINEMA E OLTRE

Al Teatro dell’Orologio è in scena fino al 25 gennaio "Elisabetta & Limone" di Wilcock. Protagonisti Cristina Giordana e Carlo Cosolo. Regia di Sergio Sivori


Martedì, 13 Gennaio 2004  - Anno III, nº 8 - 20/02/2004
Un autore ancora oggi tutto da scoprire e riscoprire, con una vita vissuta tra America ed Europa, Argentina ed Italia (Wilcock ebbe la cittadinanza italiana solo dopo la sua morte nel 1979, con decreto del Presidente della Repubblica).
Uno scrittore amico di Borges e Bioy Casares, collaboratore del Mondo di Pannunzio,  sospeso tra espressionismo e fantastico, vicino al teatro dell’assurdo di Beckett e Ionesco.
Dopo colpevoli assenze e messe in scena non troppo convincenti, stavolta è Sergio Sivori a portare sul palcoscenico Elisabetta e Limone, testo emblematico dell’autore nato in Argentina,  avvalendosi delle interpretazioni di Cristina Giordana e Carlo Cosolo.
In questo testo, a prevalere sul senso tutto “borgesiano” del mistero è un solido aggancio al concreto, con meno rigore stilistico e maggiore liricità espressionistica, così da permettere di cogliere la capacità fluida e continua, quotidiana di trasformare la riflessione sul fatto di cronaca in ipotesi addirittura metafisica.
La scrittura di Wilcock vive particolarmente di immaginazione, la cui natura è determinata innanzitutto dalla parola in grado di offrire non tanto significati quanto segni.
Di Elisabetta e Limone è possibile soltanto tracciare l’itinerario generale, che è fatto di pensose considerazioni sulla nascita e sulla morte degli individui, sul loro fragile e provvisorio trascorrere in questo mondo, sulla loro ostinata e complessa difesa e offesa di se stessi e degli altri.  
Teatro dell’Orologio - Via dei Filippini, 7
Sala Gassman (tutte le sere 21.30 – domenica 18.30)

L’Associazione Claudio Gora presenta
Elisabetta & Limone
di J. Rodolfo Wilcock
Con
Cristina Giordana Carlo Cosolo Regia  & Spazio Scenico Sergio Sivori Si replica fino al 25gennaio


IL MESSAGGERO
Domenica 11 Gennaio 2004

“Elisabetta e Limone”: Sivori porta Wilcock all’Orologio
J. Rodolfo Wilcock, un autore ancora tutto da scoprire, con una vita vissuta tra America ed Europa, Argentina e Italia. Uno scritto sospeso tra espressionismo e fantastico, vicino al teatro dell'assurdo di Beckett e Ionesco. Sergio Sivori porta sul palcoscenico Elisabetta e Limone , con Cristina Giordana e Carlo Consolo, testo emblematico dell'autore nato in Argentina, in scena fino al 25 al Teatro dell’Orologio . In questa piéce prevale sul senso tutto "borgesiano" del mistero un solido aggancio al concreto, con meno rigore stilistico e maggiore liricità espressionistica, così da permettere di cogliere la capacità fluida e continua, quotidiana di trasformare la riflessione sul fatto di cronaca in ipotesi addirittura metafisica. La scrittura di Wilcock vive particolarmente di immaginazione, la cui natura è determinata innanzitutto dalla parola in grado di offrire non tanto significati, quanto segni. Di Elisabetta e Limone è possibile soltanto tracciare l'itinerario generale, che è fatto di pensose considerazioni sulla nascita e sulla morte degli individui, sul loro fragile e provvisorio trascorrere in questo mondo, sulla loro ostinata e complessa difesa e offesa di se stessi e degli altri.


Ciao Radio

Roma: "Elisabetta e Limone" al Teatro dell'Orologio
2004-01-29
Una signorina per bene, con un bel vestito di pizzi e trine e un grazioso ombrellino parasole, questo è il ritratto di Elisabetta (Cristina Giordana), protagonista della piece di Rodolfo Wilcock alla sala Gassmann del Teatro dell’Orologio.

Di Giulia Rossi


ELISABETTA E LIMONE
Dal 6 gennaio al 1 febbraio
Roma, Teatro dell’Orologio, via dei Filippini 7
Tel: 06/6875550

La scena si svolge in quella che Elisabetta stessa definisce la sua casa-tomba, piena di pagine di vecchi giornali sparse a terra che ormai conosce a memoria, e di abiti appesi al soffitto; unico mobile rimasto -degli altri ha fatto legna da ardere- un vecchio letto, al centro della stanza. Nella vita monotona di questa dolce e un po’ pazza padrona di casa, irrompe improvvisamente il signor Limone (Carlo Cosolo), appena evaso dal carcere.

Tra i due, lei in cerca di compagnia, lui di un tetto e di qualcosa da sgranocchiare, si instaura da subito uno stretto legame, indissolubile quanto assurdo. Limone, incatenato al letto, è costretto per un pezzo di pane o una carota, a recitare una preghiera alla repubblica, a indossare il baby doll e a cucire vestiti e cappellini per topi, incitato da Elisabetta: “Ottimismo, ottimismo, è questo che ci vuole in una tomba”!

Il testo dell’autore argentino, qui nella messa in scena del regista Sergio Sivori, diverte e allo stesso tempo fa riflettere lo spettatore, grazie soprattutto alla brillante interpretazione di Cristina Giordana e Carlo Cosolo, capaci di rendere con intelligente ironia la scrittura immaginifica di Wilcock.


Non solo teatro.it
Il "teatro della crudeltà"

L'associazione intitolata al nome di Claudio Gora - nome d'arte di Emilio Giordana, marito dell'attrice Marina Berti, grande attore, soprattutto di teatro ma anche di cinema, e regista, scomparso nel 1998 all'età di 85 anni -, promuove iniziative che approfondiscano la "conoscenza dell'uomo", affrontando problemi sociali e famigliari "mai soddisfatti del tutto", grazie alla riscoperta di autori di pregio, recuperando - attraverso interventi di riscrittura - una drammaturgìa di autori che hanno individuato "con grande acume la centralità dei problemi dell'uomo". L'associazione, promossa tra gli altri dal figlio di Claudio Gora, l'attore Andrea Giordana, ha la direzione artistica di Luigi Squarzina.
In questa prospettiva, è stato realizzato un progetto intitolato "I teatri della crudeltà": sono stati messi in scena, nelle più recenti stagioni, "L'ultimo giorno" (Nessuno tocchi Caino), tratto da Sergio Sivori, anche regista, dal racconto "L'ultimo giorno di un condannato a morte" di Victor Hugo; "Amen", di Sergio Sivori, ispirato a "Il rosario" di Federico De Roberto e, ora, "Elisabetta & Limone" di J.Rodolfo Wilcock - in scena fino a domenica 25 gennaio nella Sala Gassman del Teatro dell'Orologio (via de' Filippini 17/a - tel. 06/ 6875550).
Il primo testo, una sorta di pubblica arringa "travestita" da racconto in favore dell'abolizione della pena di morte, è stato modernizzato anzitutto sul piano linguistico. In un procedere serrato - un pendolo scandisce il passare del tempo, unico compagno/antagonista del condannato a morte -, le parole hanno perduto ogni pàtina ottocentesca in favore di intrusioni dialettali e neologismi.
"Amen", tratto dalla raccolta di novelle "Processi verbali" di De Roberto, è la trascrizione di un dramma - un ritratto espressionistico, lacerante - di una Sicilia feudale, specchio di un mondo chiuso, stretto, e pur ribelle a spietate "leggi di casata e ad avite costumanze" e di un "deserto morale di una coscienza di classe per la quale niente di nuovo succede né può succedere".
Nel Wilcock di "Elisabetta & Limone", si trovano uniti - come si legge in una breve nota di presentazione - il messaggio astratto e allucinato di Jorge Luis Borges (come lui argentino di origine anglosassone ma di fatto italiano avendo ottenuto la cittadinanza negli anni Settanta) e una sorta di "intelligenza pura di matrice neoilluministica": un racconto di tensioni concettuali, estri linguistici e lirismi, immaginazioni, ipotesi metafisiche e concretezze, con sulla scena due personaggi che esprimono "pensose considerazioni sulla nascita e sulla morte degli individui, sul loro fragile e provvisorio trascorrere in questo mondo, sulla loro ostinata e completa difesa e offesa di se stessi e degli altri".
Gli interpreti: Cristina Giordana e Carlo Cosolo. Regìa e spazio scenico di Sergio Sivori, costumi di Alice Gora.

 

 

| ©2000 Associazione Claudio Gora