Story
Tratto dalla raccolta di novelle” Processi verbali” del 1890, “Amen”è la nuda e impersonale trascrizione di un dramma colto sul vivo.
Il ritratto espressionistico, lacerante, di una Sicilia “feudale”.
Amen risulta una potente rappresentazione di precisa e ferma denuncia nel delinearsi dei ritratti individuali, nel contrasto che essi impersonano tra il persistere trionfante di una antica psicologia sociale dominante e l’affiorare di una diversa psicologia.
Il dramma della Baronessa di Sommatino è lo specchio di un mondo chiuso, stretto e pur ribelle alle spietate leggi di casata e ad avite costumanze: si celebra la punizione di una giovane donna che si è sposata contro la volontà materna.
Cose e fatti vengono devitalizzati nel deserto morale di una coscienza di classe per la quale in verità niente di nuovo succede ne può succedere.
Servirsi della ritualità del Rosario cioè della forma di questo codice ideologico religioso operando una lettura laica e trasformandolo in liturgia teatrale.Devitalizzare il rito corrisponde alla dissacrazione dei valori in sfacelo, mentre la riassunzione di esso in chiave scenica affida, a questo, che è divenuto la stessa forma interna del complessivo atto teatrale, la diretta denuncia di una falsa coscienza.







© foto by Claudio Velardo
